chiacchiere · In salotto

La mia esperienza con il Covid, finora

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

E’ un anno, ormai, che siamo alle prese con quest’assurda situazione che sta cambiando il nostro modo di vivere. Io non ho avuto il Covid e nessuno della mia famiglia, per fortuna, ma, come tutti, ho dovuto in un modo o nell’altro averci a che fare, perché le nostre stesse esistenze oggi, sono declinate in funzione della pandemia.

Io vivo in una piccola cittadina, in cui la diffusione del Coronavirus è stata sempre contenuta, sia per numero, che per gravità: relativamente pochi casi, per lo più asintomatici, e pochi decessi. Nonostante ciò, ho riscontrato nei miei concittadini un grande rispetto per le norme e le restrizioni. Anzi, probabilmente è stato questo rigore ad impedire la circolazione e la diffusione del virus. Io e la mia famiglia abbiamo rispettato il lockdown e tutte le regole anche durante i periodi in cui le misure sono state allentate.

Mio marito, tuttavia, fa un lavoro a contatto con il pubblico, in un Comune diverso da quello di residenza. E’ accaduto qualche mese fa, che un suo collega fosse risultato positivo. E’ stata la prima volta in cui ci siamo sentiti realmente minacciati. Ci siamo preoccupati, soprattutto, per gli anziani della famiglia, con cui avevamo avuto dei contatti. In quella circostanza abbiamo anche scoperto quanta disorganizzazione e disinformazione ci sia nelle aziende, presso i datori di lavoro, le istituzioni e persino i medici di base.

Ecco quello che è accaduto: l’ufficio di mio marito ha chiuso solo un giorno per la sanificazione e l’azienda non ha dato alcuna indicazione ai dipendenti sulla procedura da seguire, lasciando che ciascuno facesse come voleva. In assenza di linee guida aziendali univoche, il punto di riferimento è diventato il medico di base. Il nostro ha prospettato a mio marito due alternative: un periodo di quarantena fiduciaria di 10 giorni, facendo il tampone il decimo giorno oppure di 14 giorni rientrando direttamente al lavoro senza tampone. Ha anche detto che, essendo l’asl oberata di lavoro, i tempi per avere il risultato del tampone sarebbe stato di qualche giorno e gli ha consigliato, pertanto, di orientarsi per la seconda opzione. Così abbiamo fatto: quarantena fiduciaria di 14 giorni e rientro. Non tutti i colleghi di mio marito si sono comportati allo stesso modo. Alcuni si sono messi in malattia, altri hanno rispettato la quarantena, ma la maggior parte è andata in ufficio il giorno dopo, come se nulla fosse e senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie. E di certo, quello di mio marito non sarà l’unico ufficio in cui è accaduto. Ci meravigliamo ancora che il virus continui a circolare?

Il mio secondo contatto ravvicinato con il virus risale a pochi giorni fa. Dopo tre mesi di chiusura delle scuole e lezioni in dad, finalmente a gennaio riaprono. Se ve lo state chiedendo, io vivo in Campania, l’unica regione in cui tra molti genitori e, ancor più grave, insegnanti, è radicata la convinzione che il luogo più pericoloso sia la scuola. I bambini erano contentissimi di essere ritornati alla loro vita “quasi” normale, di rivedere i compagni, i professori, di riappropriarsi di una routine quotidiana rassicurante e rasserenante. Venerdì scorso ci giunge la notizia che una compagna di classe di Marco è risultata positiva. La mamma ci ha spiegato che il marito fa un lavoro per cui viene sottoposto regolarmente a tampone, è risultato positivo e in seguito a ciò anche lei e i ragazzi hanno accertato di aver contratto il virus. Tutti asintomatici. Se il papà, dunque, non fosse stato sotto controllo, nessuno lo avrebbe mai scoperto.

In seguito alla comunicazione di positività la scuola ha chiuso per un giorno per la sanificazione e le lezioni sono proseguite regolarmente in presenza per tutte le classi, ad eccezione di quella di mio figlio, che è stata messa in quarantena fiduciaria. Ci è stato comunicato che anche per i bambini vale la regola dei 10 giorni/tampone, 14 giorni/ no tampone. Tutti i genitori, tuttavia, hanno deciso di voler fare il tampone ai bambini per essere più tranquilli. Con questa decisione si sono aperte le danza con i pediatri di libera scelta, ognuno dei quali ha espresso le propri idee in merito.

Il pediatra di mio figlio ( Dio lo benedica sempre) è un uomo di poche parole ed estremamente concreto. Quando l’ho chiamato mi ha chiesto una serie di informazioni, ha detto che avrebbe inserito la richiesta di tampone molecolare sulla piattaforma Saniarp e che sarei stata contattata direttamente dalla Asl. Questo accadeva martedì pomeriggio alle 18,00 circa. Mercoledì mattina la Asl mi contatta, giovedì alle 12,30 Marco fa il tampone al drive in presso la Caserma dei Vigli del Fuoco di Caserta, venerdì mattina alle 9,00 mi viene comunicato il referto sul cellulare: negativo. Un’efficienza straordinaria e non solo nella tempistica, ma anche nell’organizzazione: ciascuno è rimasto nella propria macchina, per cui non si sono verficati assembramenti; l’infermiere simpatico e gentilissimo, ha tranquillizzato mio figlio che era in ansia; l’esecuzione del tampone rapida ed indolore; comunicazioni esclusivamente online.

Gli altri pediatri hanno detto ai genitori che rivolgersi alla asl sarebbe stato inutile, perchè , a causa della mole di lavoro, non sarebbero mai stati contattati. Di conseguenza hanno consigliato di far rientrare i bambini dopo 14 giorni senza tampone o, se prorio erano decisi a farglielo fare, di rivolgersi a laboratori privati, effettuando però l’antigenico e non il molecolare. E’ stata una settimana in cui il mio telefono è andato letteralmente a fuoco, a causa dei continui messaggi tra genitori, lasciati completamente in balia degli eventi, senza (di nuovo), linee guida univoche. Oggi, però, che è sabato, ho appena ricevuto il messaggio da parte della mamma dell’ultima bambina che doveva fare il tampone: negativa, sia lei che il fratellino.

Tutti negativi, nessun contagiato.

Al di là della confusione e della disorganizzazione, una cosa l’abbiamo capita: il Covid non si mischia a scuola, che è un luogo sicuro, in cui vengono rispettate le regole. Nel momento in cui io faccio la scelta di mandare mio figlio a scuola in presenza, faccio una scelta ben precisa , quella di fidarmi della scuola e degli insegnati. E’ triste che ci siano genitori che non ci credono. Ancora più triste che ci siano insegnanti che non ci credono e che sono i primi a non fidarsi di loro stessi e dell’istituzione a cui appartengono. Ma questo è un altro argomento che affronterò nel mio prossimo articolo.

Oggi, infine, ho avuto il mio terzo contatto ravvicinato con il Covid: ho accompagnato mia mamma a vaccinarsi. Il mio entusiasmo per l’efficenza della asl riscontrata per il tampone, si è spento miseramente di fronte all’organizzazione della campagna vaccinale over 80. Mia madre ha ricevuto l’invito a presentarsi al centro vaccinale presso l’Ospedale Moasciati di Aversa. La situazione che ci si è presentata davanti è stata questa:

  • Il tendone montato molto distante dall’ingresso ed accessibile solo a piedi, per cui gli anziani, la maggior parte con problemi di deambulazione, devono percorrere un tratto piuttosto lungo per raggiungerlo;
  • Gli anziani ammassati dentro al tendone a decine, insieme agli accompagnatori. Ad un certo punto un medico è uscito ed ha gridato : “Per favore non vi assembrate, se no siete venuti per vaccinarvi e ve ne andate col Covid”. Giustissimo, dottore, ma qui si parla di anziani che non ce la fanno ad aspettare in piedi e le sedie sono tutte qui, nel tendone, una attaccata all’altra. Quindi?
  • Una lunga attesa, dovuta all’invito rivolto a tutti al medesimo orario. Già, non erano scaglionati in fasce orarie, ma tutti dovevano presentarsi alle 12,00.

Morale della favola, non mi sono presa il Covid finora, spero di non essermelo beccato oggi.

Note positive sono state la pazienza e la gentilezza del personale medico, degli infermieri e dei volontari della croce rossa, davvero encomiabili, e il fatto che mia mamma non abbia avuto il benché minimo effetto collaterale, a distanza di 8 ore dalla soministrazione, sperado che contini così.

Notizia dell’ultima ora: da domani la Campania è zona arancione.

Di nuovo.

chiacchiere · In salotto

Stanca e preoccupata, ma ottimista, sempre

Foto di Jill Wellington da Pixabay

Sto attraversando un periodo di grande stanchezza fisica e mentale. Mia madre ha avuto una trombosi alla gamba sinistra ed io sto andando tutti i giorni da lei, perché ha bisogno di assistenza. Non ha nessun altro a parte me e, di conseguenza, sono l’unica che può occuparsene. E’ diventato un lavoro a tempo pieno. Vado da lei alle 8 ,30 e vado via alle 14,00, per poi tornare il pomeriggio, quando devo portarla a fare i controlli. Mio figlio ha ripreso la scuola in presenza ed esce alle 14,20 e, mentre vado a prenderlo, torniamo a casa e pranziamo, già è ora di iniziare i compiti. Le giornate stanno volando così e mi ritrovo di sera senza nemmeno rendermene conto, troppo stanca anche per leggere. Ho tante idee e progetti lasciati a metà….La prossima settimana, però, avrò il tempo di riorganizzarmi. Resterò a casa, ma non per un buon motivo….Ieri abbiamo avuto la notizia che una compagna di classe di mio figlio è risultata positiva al Covid, sicché i bambini sono in quarantena. Noi genitori e i fratelli, secondo le linee guida della Regione, potremmo uscire, ma per precauzione non lo faremo, men che mai andare dai nonni, che sono i soggetti più a rischio. Ho prenotato il tampone per il 22 febbraio, per cui fino ad allora reteremo a casa. La cosa non mi dispiace affatto. Amo stare a casa, soprattutto in questi giorni in cui fa freddissimo ( già, oggi stiamo aspettando la neve qui!). E’ il momento di stabilire una nuova routine quotidiana, in cui riuscire a ritagliarmi lo spazio per scrivere e per i miei lavoretti! Se sono preoccupata per il Covid? Non particolarmente. La scuola ha rispettato tutti i protocolli e noi genitori siamo stati molto attenti. I bambini hanno rispettato le distanze, indossato le mascherine, sono seduti in banchetti singoli e tengono le finestre aperte. Credo sia molto improbabile che i bambini si siano contagiati, per cui siamo tranquilli, fermo restando che prenderemo tutte le cautele e precauzioni del caso. Intanto da oggi riprendo ad uncinettare e a godermi il calduccio e l’intimità della mia casa. Se poi questo freddo volesse anche regalarci una bella nevicata, sarebbe il top, in questo invernale fine settimana in quarantena.

Lo scrigno

Catenelle con il cuore

Tra il 2014 e il 2015, avevo una collega che condivideva con me la passione di creare collane e bracciali. Avevamo scovato un negozietto che vendeva attrezzature e materiali per bigiotteria e, spesso, dopo il lavoro, ci trattenevamo lì per ore, scegliendo pietre, cristalli, fili, chiusure.

Avevo accantonato questa passione, per motivi di tempo, ma ora che ne ho anche troppo, ho scoperto di avere uno scatolone pieno di materiale inutilizzato.

Perché non riprendere il discorso, conciliandolo con l’uncinetto? Ed ecco che è nata lei, con cristalli, perline di pasta di corallo e madreperla e pasta polimerica che avevo lì, inutilizzata, nuova zecca. Lavorata all’uncinetto e ciondolo fatto a mano.

chiacchiere · In salotto

Il tempo e le abitudini ai tempi del Covid

Foto di Myriams-Fotos da Pixabay

Stiamo vivendo tempi strani, a causa del Covid. A me sembra che i giorni trascorrano tutti uguali, inesorabilmente lenti e, poi, mi ritrovo a fine settimana, a fine mese, a fine anno, senza rendermene conto.

Prima il tempo era cadenzato da orari, giorni di festa, scadenze, mentre ora sembra dilatarsi in un unico continuum. Non c’è più un venerdì in cui rallegrarsi per il weekend, perché il sabato e la domenica trascorreranno esattamente come i giorni infrasettimanali. Non c’è più un lunedì di cui lamentarsi, perché non sarò costretta ad uscire, anche se piove e fa freddo, rimpiangendo la pigrizia della domenica.

Al risveglio non c’è più quella frenesia, per non fare tardi, perché non si esce per andare a scuola o al lavoro. Comodo? Anche troppo, per i miei gusti. Mi sto adagiando in una pigrizia e in una lentezza che non mi appartengono. Ho paura di avere, un domani, ricordi confusi di un intero anno della mia vita o anche di più, perché ogni giorno è trascorso uguale all’altro.

Mi piace svegliarmi tardi la mattina, restando a poltrire sotto il piumone? Certo, se mi è concesso solo una volta a settimana, non se diventa un’abitudine. Mi piace restarmene a casa, sprofondata nel divano, a bere una tisana calda, mentre fuori ci sono 4° gradi, anziché uscire a prendere i ragazzi a Karate? Ovvio, sempre che non diventi una routine quotidiana.

C’è poco da fare, a me piace sentirmi attiva, viva, dinamica e concedermi le pause, le coccole tra un’attività e l’altra. E’ questo, probabilmente, che c’è dietro al mio impegno per trasformare i miei hobby in un lavoro: ho bisogno di impegnarmi, di scadenze, di quel sano stress che solo un lavoro che ti piace e fatto bene, può dare.

Ho bisogno di una routine strutturata in orari di lavoro e pause, per potermi godere il tempo speso in un’attività e nell’altra. Ecco! Questo è uno dei miei obiettivi prioritari per questo 2021 che comincerà tra mille incertezze

Il cestino dei lavori

Un fiocco di neve in un freddo pomeriggio invernale

Fiocco di neve- schema gratuito

Fa davvero freddo oggi e mezza Italia è coperta di neve.Qualche anno fa, ha nevicato anche qui. Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo trovato una meravigliosa sorpresa: una coltre di neve ricopriva i tetti, il cortile, le strade. I fiocchi di neve turbinavano nell’aria e tutto era immerso in un silenzio magico. Quando ha smesso di nevicare, siamo scesi in giardino ed abbiamo costruito un pupazzo di neve, abbiamo giocato e passeggiato in quella luce quasi irreale.

Da allora, ogni anno, Marco mi chiede: “Mamma, non sarebbe bello se nevicasse?”. Sì, lo sarebbe, quest’anno più che mai. Siamo chiusi in casa e attendiamo le vacanze natalizie con malinconia, visto che le trascorreremo a casa, pensando ai nonni da soli. Ci vorrebbe un pizzico di magia, qualcosa che possa farci sentire un po’ di più l’atmosfera natalizia.

Qui è davvero difficile che accada e allora perché non farli noi i fiocchi di neve? Con un pizzico di oro e d’argento come quelli veri, mentre volteggiano in aria prima di posarsi a terra.

Ecco lo schema che ho seguito ed il risultato

Li userò come decorazioni per l’albero o ne farò una ghirlanda. E avremo la nostra piccola cascata di fiocchi di neve, senza smettere di sperare nella magia di quelli veri.

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L’uncinetto, i libri e me

Foto di ClaudiaWollesen da Pixabay

Sono figlia unica e mia mamma lavorava. Ho avuto, quindi, un’infanzia piuttosto solitaria. Trascorrevo lunghi pomeriggi con la mia tata Eleonora, recitando poesie, cantando canzoncine,ascoltando fiabe e lavorando all’uncinetto e ricamando a punto croce. A qualcuno sembrerà un po’ triste ed è vero, qualche volta lo era. Solo qualche volta, però. Ero una bambina e c’erano momenti in cui desideravo avere altri bambini intorno con cui giocare. Per la maggior parte del tempo, però, ero felice. Ora ripenso alla dolcezza e alla semplicità di quei giorni con un pizzico di nostalgia e malinconia. Eleonora non c’è più da molti anni, ormai, ma devo a lei l’amore per la poesia, per i libri, per i lavori manuali, per la creatività. A lungo mi sono dedicata a queste attività sporadicamente, sebbene mi piacessero. Le ho messe da parte per il lavoro, la carriera, le ambizioni, ma non sempre le cose vanno o sono come si immagina. Mi sono dovuta scontrare con una miriade infinita di problemi, ostacoli, persone davvero negative per me. Fino all’inizio della pandemia, quando il mio capo, l’ultimo della serie, mi ha detto che avrebbe chiuso la sede fino al momento della ripresa. Che non è ancora arrivata. I primi tempi ho fatto i conti con l’ennesima delusione. Piangersi addosso, però, non è nel mio stile. E neppure stare con le mani in mano. Ho ripreso in mano uncinetto, ferri per la maglia, gomitoli, ago e filo. Ora ho voglia di condividere le mie creazioni, le mie idee e di trasformarle in un lavoro. Un lavoro tutto mio, in cui l’unica persona a cui dover rendere conto sono solo io. Ho studiato nuove cose, ho letto nuovi libri, ho aperto la mente a diverse esperienze. Ho deciso che dopo questo 2020 così triste, difficile e deludente, per il 2021 ricomincio da me!