Senza categoria

La primavera dietro l’angolo, di nuovo

Di questo lunghissimo anno, trascorso tra la primavera del 2020 e quella del 2021, vorrei poter fare un bilancio positivo.

Vorrei poter dire che è stato un anno difficile, ma che ci ha insegnato tante cose, alla fine del quale, in qualche modo, siamo migliorati. Ed invece è stato solo un anno di difficile.

Molte persone hanno sofferto; sia quelli troppo ansiosi rispetto al Covid, sia i menefreghisti hanno dato il peggio di sé, dimostrando quanto sia difficile, di fronte alle paure più profonde, come quella di morire, delle malattie, del dolore, trovare e mantenere una posizione di equilibrio.

Superata la fase “moriremo tutti” e il “Covid non esiste“, ora la battaglia si è spostata sul campo dei vaccini: “i vaccini sono l’unica speranza di sopravvivenza” o ” i vaccini non servono a nulla“. Tra queste posizioni estremistiche, cercare di far ragionare le persone sul fatto che ne esistono mille intermedie e che mille sarebbero le riflessioni da fare, è un’impresa titanica.

Le persone di buon senso hanno rinunciato, ormai, così i social sono diventati lo spazio in cui si susseguono solo notizie di stampo catastrofico o, al contrario, negazionistico. E della disinformazione e dell’ignoranza che regnano sovrane. Nel frattempo,a farne le spese sono i più deboli, come accade sempre. I bambini ad esempio.

In Campania, in un anno solare, hanno frequentato appena 36 giorni di scuola. Non voglio stare qui, ora, a discutere se sia giusto o no, se meglio la scuola in presenza o la dad, sulle conseguenza che ciò sta avendo e sull’impatto sociale che avrà anche in futuro.

Voglio solo dire alle mamme, essendo mamma a mia volta, che le capisco, che so quanto sia difficile, che la scuola, da punto di riferimento per le famiglie, si è trasformata in un problema.

Capisco perfettamente e hanno tutta la mia ammirazione quelle mamme che hnno scelto l’homeschooling.

Vorrei averlo fatto anch’io, che invece rientro nella categoria delle perennemente indecise, che restano sulla soglia confidando scioccamente nel fatto che questa situazione finirà a breve e che la situazione tornerà alla normalità.

Razionalmente so che non è così, eppure dentro di me continuo a sperare che la prossima settimana vedrò mio figlio alzarsi di corsa dal letto, emozionato all’idea di rivedere i compagni e i professori, tornare a casa stanco, ma con gli occhi che gli brillano.

Sono stanca di vederlo trascinarsi fuori dal letto, senza entusiasmo, trascorrere cinque ore in silenzio davanti al computer, mentre con la mente sta altrove.

Ho una voglia matta di normalità e non mi arrendo all’idea che questa potrebbe essere questa.

Tra un paio di giorni sarà primavera, che per me è sempre tempo di risvegli, ottimismo, fiducia che qual

Penso in particolare alle mamme dei più piccoli, che più di tutti stanno risentendo di questo isolamento.

Ho raccolto alcune schede didattiche molto carine, una poesia e un racconto per la scuola dell’infanzia a tema primavera in un fascicoletto che trovate qui e potete scaricare liberamente qui:

https://marieslittlecottage.files.wordpress.com/2021/03/primavera.pdf

Su ciascuna di esse troverete il riferimento del blog o sito di provenienza. Ho scoperto che il web è pieno zeppo di risorse utili. Il problema sta nel cercarle, trovarle e sceglierle.

Tra pochi giorni sarà di nuovo primavera, che per me è da sempre sinonimo di risvegli, di rinascita, profumo di nuovo, colori ed armonia, speranza e fiducia nel futuro.

Dobbiamo crederci, perchè non ci resta altro da fare.

chiacchiere · In salotto

La mia esperienza con il Covid, finora

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

E’ un anno, ormai, che siamo alle prese con quest’assurda situazione che sta cambiando il nostro modo di vivere. Io non ho avuto il Covid e nessuno della mia famiglia, per fortuna, ma, come tutti, ho dovuto in un modo o nell’altro averci a che fare, perché le nostre stesse esistenze oggi, sono declinate in funzione della pandemia.

Io vivo in una piccola cittadina, in cui la diffusione del Coronavirus è stata sempre contenuta, sia per numero, che per gravità: relativamente pochi casi, per lo più asintomatici, e pochi decessi. Nonostante ciò, ho riscontrato nei miei concittadini un grande rispetto per le norme e le restrizioni. Anzi, probabilmente è stato questo rigore ad impedire la circolazione e la diffusione del virus. Io e la mia famiglia abbiamo rispettato il lockdown e tutte le regole anche durante i periodi in cui le misure sono state allentate.

Mio marito, tuttavia, fa un lavoro a contatto con il pubblico, in un Comune diverso da quello di residenza. E’ accaduto qualche mese fa, che un suo collega fosse risultato positivo. E’ stata la prima volta in cui ci siamo sentiti realmente minacciati. Ci siamo preoccupati, soprattutto, per gli anziani della famiglia, con cui avevamo avuto dei contatti. In quella circostanza abbiamo anche scoperto quanta disorganizzazione e disinformazione ci sia nelle aziende, presso i datori di lavoro, le istituzioni e persino i medici di base.

Ecco quello che è accaduto: l’ufficio di mio marito ha chiuso solo un giorno per la sanificazione e l’azienda non ha dato alcuna indicazione ai dipendenti sulla procedura da seguire, lasciando che ciascuno facesse come voleva. In assenza di linee guida aziendali univoche, il punto di riferimento è diventato il medico di base. Il nostro ha prospettato a mio marito due alternative: un periodo di quarantena fiduciaria di 10 giorni, facendo il tampone il decimo giorno oppure di 14 giorni rientrando direttamente al lavoro senza tampone. Ha anche detto che, essendo l’asl oberata di lavoro, i tempi per avere il risultato del tampone sarebbe stato di qualche giorno e gli ha consigliato, pertanto, di orientarsi per la seconda opzione. Così abbiamo fatto: quarantena fiduciaria di 14 giorni e rientro. Non tutti i colleghi di mio marito si sono comportati allo stesso modo. Alcuni si sono messi in malattia, altri hanno rispettato la quarantena, ma la maggior parte è andata in ufficio il giorno dopo, come se nulla fosse e senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie. E di certo, quello di mio marito non sarà l’unico ufficio in cui è accaduto. Ci meravigliamo ancora che il virus continui a circolare?

Il mio secondo contatto ravvicinato con il virus risale a pochi giorni fa. Dopo tre mesi di chiusura delle scuole e lezioni in dad, finalmente a gennaio riaprono. Se ve lo state chiedendo, io vivo in Campania, l’unica regione in cui tra molti genitori e, ancor più grave, insegnanti, è radicata la convinzione che il luogo più pericoloso sia la scuola. I bambini erano contentissimi di essere ritornati alla loro vita “quasi” normale, di rivedere i compagni, i professori, di riappropriarsi di una routine quotidiana rassicurante e rasserenante. Venerdì scorso ci giunge la notizia che una compagna di classe di Marco è risultata positiva. La mamma ci ha spiegato che il marito fa un lavoro per cui viene sottoposto regolarmente a tampone, è risultato positivo e in seguito a ciò anche lei e i ragazzi hanno accertato di aver contratto il virus. Tutti asintomatici. Se il papà, dunque, non fosse stato sotto controllo, nessuno lo avrebbe mai scoperto.

In seguito alla comunicazione di positività la scuola ha chiuso per un giorno per la sanificazione e le lezioni sono proseguite regolarmente in presenza per tutte le classi, ad eccezione di quella di mio figlio, che è stata messa in quarantena fiduciaria. Ci è stato comunicato che anche per i bambini vale la regola dei 10 giorni/tampone, 14 giorni/ no tampone. Tutti i genitori, tuttavia, hanno deciso di voler fare il tampone ai bambini per essere più tranquilli. Con questa decisione si sono aperte le danza con i pediatri di libera scelta, ognuno dei quali ha espresso le propri idee in merito.

Il pediatra di mio figlio ( Dio lo benedica sempre) è un uomo di poche parole ed estremamente concreto. Quando l’ho chiamato mi ha chiesto una serie di informazioni, ha detto che avrebbe inserito la richiesta di tampone molecolare sulla piattaforma Saniarp e che sarei stata contattata direttamente dalla Asl. Questo accadeva martedì pomeriggio alle 18,00 circa. Mercoledì mattina la Asl mi contatta, giovedì alle 12,30 Marco fa il tampone al drive in presso la Caserma dei Vigli del Fuoco di Caserta, venerdì mattina alle 9,00 mi viene comunicato il referto sul cellulare: negativo. Un’efficienza straordinaria e non solo nella tempistica, ma anche nell’organizzazione: ciascuno è rimasto nella propria macchina, per cui non si sono verficati assembramenti; l’infermiere simpatico e gentilissimo, ha tranquillizzato mio figlio che era in ansia; l’esecuzione del tampone rapida ed indolore; comunicazioni esclusivamente online.

Gli altri pediatri hanno detto ai genitori che rivolgersi alla asl sarebbe stato inutile, perchè , a causa della mole di lavoro, non sarebbero mai stati contattati. Di conseguenza hanno consigliato di far rientrare i bambini dopo 14 giorni senza tampone o, se prorio erano decisi a farglielo fare, di rivolgersi a laboratori privati, effettuando però l’antigenico e non il molecolare. E’ stata una settimana in cui il mio telefono è andato letteralmente a fuoco, a causa dei continui messaggi tra genitori, lasciati completamente in balia degli eventi, senza (di nuovo), linee guida univoche. Oggi, però, che è sabato, ho appena ricevuto il messaggio da parte della mamma dell’ultima bambina che doveva fare il tampone: negativa, sia lei che il fratellino.

Tutti negativi, nessun contagiato.

Al di là della confusione e della disorganizzazione, una cosa l’abbiamo capita: il Covid non si mischia a scuola, che è un luogo sicuro, in cui vengono rispettate le regole. Nel momento in cui io faccio la scelta di mandare mio figlio a scuola in presenza, faccio una scelta ben precisa , quella di fidarmi della scuola e degli insegnati. E’ triste che ci siano genitori che non ci credono. Ancora più triste che ci siano insegnanti che non ci credono e che sono i primi a non fidarsi di loro stessi e dell’istituzione a cui appartengono. Ma questo è un altro argomento che affronterò nel mio prossimo articolo.

Oggi, infine, ho avuto il mio terzo contatto ravvicinato con il Covid: ho accompagnato mia mamma a vaccinarsi. Il mio entusiasmo per l’efficenza della asl riscontrata per il tampone, si è spento miseramente di fronte all’organizzazione della campagna vaccinale over 80. Mia madre ha ricevuto l’invito a presentarsi al centro vaccinale presso l’Ospedale Moasciati di Aversa. La situazione che ci si è presentata davanti è stata questa:

  • Il tendone montato molto distante dall’ingresso ed accessibile solo a piedi, per cui gli anziani, la maggior parte con problemi di deambulazione, devono percorrere un tratto piuttosto lungo per raggiungerlo;
  • Gli anziani ammassati dentro al tendone a decine, insieme agli accompagnatori. Ad un certo punto un medico è uscito ed ha gridato : “Per favore non vi assembrate, se no siete venuti per vaccinarvi e ve ne andate col Covid”. Giustissimo, dottore, ma qui si parla di anziani che non ce la fanno ad aspettare in piedi e le sedie sono tutte qui, nel tendone, una attaccata all’altra. Quindi?
  • Una lunga attesa, dovuta all’invito rivolto a tutti al medesimo orario. Già, non erano scaglionati in fasce orarie, ma tutti dovevano presentarsi alle 12,00.

Morale della favola, non mi sono presa il Covid finora, spero di non essermelo beccato oggi.

Note positive sono state la pazienza e la gentilezza del personale medico, degli infermieri e dei volontari della croce rossa, davvero encomiabili, e il fatto che mia mamma non abbia avuto il benché minimo effetto collaterale, a distanza di 8 ore dalla soministrazione, sperado che contini così.

Notizia dell’ultima ora: da domani la Campania è zona arancione.

Di nuovo.